La crescente domanda di servizi Internet sta rapidamente esaurendo gli indirizzi Ip numerici ancora disponibili. L’Unione Europea esorta utenti e Operatori della Rete a passare al nuovo standard IPv6 in tempi ragionevolmente brevi, indicati in un paio d’anni
Il Protocollo IPv4 sta giungendo al capolinea: gli indirizzi IP numerici per l’indirizzamento di siti e servizi Internet stanno rapidamente esaurendosi. L’allarme è stato lanciato dalla Commissione Europea, che esorta Internet Provider, aziende e utenti, alla migrazione in tempi brevi al nuovo protocollo IPv6, in grado di offrire un numero di indirizzi IP ben più elevato rispetto al predecessore.
Lo standard IPv4, nato nel 1981, utilizza indirizzi a 32 Bit (4 Byte) ed è in grado di offrire 4.294.967.296 (256^4) numerazioni diverse: un valore che poteva sembrare elevato e pressochè irraggiungibile quando naque Internet, ma che ora va stretto per l’attuale Web. Attualmente si calcola che solo 700 milioni di indirizzi IPv4, pari al 16% del totale, siano ancora inutilizzati, quindi disponibili per nuove connessioni.
Lo standard IPv6 è la versione dell’Internet Protocol che succede all’IPv4, e offre uno spazio di indirizzamento ben più ampio. IPv6 gestisce fino a circa 3,4 × 10^38 indirizzi, il che equivale a un numero impronunciabile, nell’ordine dei miliardi di miliardi di miliardi di miliardi. Si tratta di uno standard con il quale non è impensabile attribuire un Indirizzo ip univoco a qualunque computer, Server, apparecchiatura elettronica portatile o elettrodomestico sulla faccia della terra. Riprendendo un esempio pubblicato su Wikipedia, ogni metro quadrato di superficie terrestre può concentrare 666.000.000.000.000.000.000.000 indirizzi IPv6 unici (cioè 666 mila miliardi di miliardi), ma solo 0,000007 IPv4 (cioè solo 7 IPv4 ogni milione di metri quadrati).
Sulla necessità di iniziare la migrazione verso lo standard IPv6 si è pronunciata Viviane Reding, commissaria europea per la Società dell’informazione e i media. La portavoce della Commissione UE ha esortato le aziende al passaggio al nuovo protocollo: obbiettivo ideale secondo la Commissione sarebbe il passaggio all’IPv6 da parte del 25% di aziende, amministrazioni pubbliche e privati appartenenti all’UE entro il 2010. L’adozione del nuovo standard avverrebbe “senza costi aggiuntivi” da parte di imprese e privati. “Meglio prevenire che curare” ha dichiarato la Reding.
L’IPv6 incorpora alcune importanti modifiche rispetto all’IPv4 a livello di protocollo, volte a facilitare la configurazione automatica di alcuni parametri di Interconnessione tra dispositivi. L’IPv6 supporta inoltre in modo nativo il QoS (qualità di servizio) e introduce l’indirizzamento anycast, che permette a un computer in rete di raggiungere automaticamente il più vicino server disponibile anche senza che sia noto il relativo indirizzo IP. In Giappone la NTT (Nippon Telecom and Telegraph) è già dotata di una dorsale IPv6 pubblica, mentre la Cina prevede di installare reti compatibili con l’IPv6 prima delle Olimpiadi di Pechino. In USA la compatibilità IPv6 è addirittura imposta sulle strutture di rete della pubblica amministrazione.
“A breve termine le imprese e le amministrazioni pubbliche potrebbero essere tentate di accontentarsi del vecchio sistema, ma ciò priverebbe l’Europa dell’opportunità di trarre vantaggio dalle più recenti tecnologie Internet e potrebbe costringerla ad affrontare una vera e propria crisi nel momento in cui gli indirizzi del vecchio sistema si esauriranno” ha dichiarato la Reding.
La Commissione ha organizzato per il prossimo 30 maggio una manifestazione a Bruxelles nel corso della quale verrà illustrata più dettagliatamente l’iniziativa per accelerare l’introduzione dell’IPv6 in Europa.